Addio a due milioni di tonnellate di rottame

Il rottame, in Italia, potrebbe diventare una rarità. Mettendo ancor di più in difficoltà la siderurgia italiana. Questo è quanto è emerso durante il convegno Rottame: il futuro del comparto tra mercato, strategia e Ilva organizzato da Siderweb con la collaborazione di Made in Steel.

Rottame: sempre meno. Focus sull’internazionalizzazione delle imprese – «Tra il 2008 ed il 2012 in Italia sono “sparite” due milioni di tonnellate di rottame – ha detto il presidente di Assofermet Rottame Romano Pezzotti -. Settecentomila tonnellate sono da imputarsi alla crisi del settore auto, un milione di tonnellate alla meccanica e 300.000 tonnellate per la crisi dell’edilizia». Questo inaridimento dei flussi del materiale, cruciale per la siderurgia nazionale, è destinato ad incrementare nei prossimi anni. «Il 35% del rottame viene prodotto direttamente dalle acciaierie, il 65% dai settori utilizzatori – ha spiegato Gianfranco Tosini, responsabile dell’Ufficio Studi di Siderweb -. Ma la siderurgia si sta spostando nei paesi asiatici ed anche la meccanica è destinata a delocalizzare, quindi anche la miniera del rottame, una delle poche presenti in Italia ed Europa, si sposterà». Che fare allora? Mettere dei dazi all’export del rottame (l’Europa è esportatore netto per 15 milioni di tonnellate annue e rifornisce soprattutto la Turchia, uno dei principali competitor delle acciaierie italiane), secondo tutti gli intervenuti, sarebbe una misura non congrua. Quindi, per i commercianti della materia prima la soluzione è «l’internazionalizzazione – ha continuato Tosini -. Oggi in Italia ci sono 1.700 imprese che commerciano rottami ferrosi, ma di queste solo 30 hanno più di 50 dipendenti. Avranno la capacità e la forza di internazionalizzarsi ed andare dove ci saranno le nuove disponibilità di rottame? Questa è la sfida futura del comparto».

Prezzi – Sul versante dei prezzi il rottame è reduce da un periodo di decisa flessione delle quotazioni. Negli ultimi sei mesi il prezzo è sceso del 30% circa, con un’accelerazione a maggio-giugno, quando in 50 giorni la materia prima ha perso il 20%. «Il ciclo di discesa delle quotazioni è terminato – ha riscontrato Achille Fornasini, chief analyst di Siderweb -. Il rottame è uscito dalla fase di ipervenduto e da pochi giorni ha iniziato una fase di risalita che prenderà corpo nelle prossime settimane».

Riva Forni Elettrici: la “sorella minore” di Ilva in crisi di liquidità – Il caso-Ilva non ha colpito solo l’azienda tarantina. Il maxi sequestro di 8,1 miliardi di euro disposto dalla magistratura tarantina ai danni della controllante Riva Fire ha infatti messo in crisi di liquidità anche Riva Forni Elettrici che per alcune settimane non ha potuto ottemperare ai pagamenti dei fornitori a causa del blocco dei conti. La situazione aveva creato preoccupazione tra i fornitori di rottame che, però, «hanno “fatto squadra” con l’azienda – ha detto Romano Pezzotti, presidente di Assofermet Rottame -. Nei mesi scorsi abbiamo sostenuto l’impresa, facendo di tutto perché potesse continuare. Ed oggi speriamo la situazione si possa sbloccare». Una speranza che presto potrebbe diventare realtà, come ha detto Carlo Mapelli, consulente tecnico Ilva per l’attuazione dell’Aia. «Riva Forni Elettrici è una società sana, che negli ultimi 5 esercizi ha avuto un risultato operativo positivo per oltre 280 milioni di euro. L’azienda sta lentamente ricostituendo la propria liquidità: ci vorranno ancora 3-5 mesi poi si potrà tornare a marciare normalmente. È solo questione di tempo».

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