Analfabetismo tecnico, un male da evitare

Nel preoccupante articolo «Noi i nuovi analfabeti traditi dalla tecnologia», recentemente apparso su un noto quotidiano a diffusione nazionale, Simonetta Fiori riporta i risultati dell’indagine internazionale ALL (Adult Literacy and Life Skills), un’inchiesta che ha sondato le competenze degli adulti (16-65 anni). Ebbene gli esiti, per quanto riguarda i cittadini italiani, sono sconvolgenti: solo il 20% riesce a comprendere compiutamente un testo! Per quanto riguarda “il far di conto” le cose non vanno meglio, anche in questo caso solo il 20% dimostra di avere una sufficiente capacità nel comprendere tabelle e grafici.  Ma dove si nascondono? Ebbene non solo, come si crederebbe, nel Sud, ma anche nella ricca Padania (seppur in percentuale leggermente inferiore); non solo fra i pensionati e le casalinghe (non i vecchietti in quanto sono esclusi dall’inchiesta gli over 65!) ma, questo è uno dei dati più allarmanti, tra i disoccupati dai 26 ai 35 anni. «Finita la scuola, le competenze tendono a diminuire, specie quando non vengono avviati nuovi processi di apprendimento legati al lavoro. E l’analfabetismo di ritorno minaccia di inghiottire le leve più giovani, proprio quelle a cui è affidato il futuro del Paese.», sentenzia l’inchiesta! Un tempo si uccideva (numerosi i casi di cronaca) pur di non rilevare la propria incapacità di leggere e scrivere, oggi … chi può si affida alla tecnologia. E qui un secondo dato allarmante: molti sono gli analfabeti «benestanti» e con elevato livello di scolarità. Persone che non avvertono la necessità di continuare a leggere, di tenersi aggiornati e informati, fiduciosi che la «soccorrevole» tecnologia informatica accorra ad aiutarli nel nascondere le loro lacune. Non sappiamo la giusta ortografia di «cuoco» oppure non ci ricordiamo il risultato di “8 per 7”, nessun problema perché il correttore automatico e la calcolatrice sono a disposizione per aiutarci!  Ho il timore, quasi una paura folle, che l’analfabetismo di ritorno serpeggi anche in campo tecnico e che sia celato dai moderni ausili informatici. I programmi di aiuto alla progettazione, alla produzione, alla verifica strutturale, ecc, hanno sicuramente portato un enorme incremento nelle possibilità di prevedere il comportamento di oggetti meccanici, di sistemi produttivi, di tecnologie di lavorazione. Tuttavia fino a qualche tempo fa erano davvero un ausilio. In altre parole chi li usava ne poteva anche fare a meno! Ovviamente con grande dispendio di tempo e forse con risultati un po’meno accurati. Ma era in grado di analizzare criticamente il risultato dei calcoli. Poteva a ragion veduta interpretare il rosso (pericolo) e il blu (tutto OK) che venivano disegnati alla fine dei calcoli FEM, e quindi poteva accorgersi di eventuali macroscopici errori (dovuti spesso all’inesattezza dei dati in ingresso). Siamo sicuri che oggi sia ancora così? Che la considerazione: «È inutile imparare le tabelline tanto c’è la calcolatrice» non divenga: «È inutile imparare: Meccanica del Continuo, Costruzione di Macchine, Meccanica Applicata ecc. (e chi più ne ha più ne metta) tanto ci sono i codice FEM, CAD, CAM ecc.». Sono convinto che l’ausilio delle tecnologie informatiche sia fondamentale per il proseguo dell’evoluzione tecnico-scientifica, ma non dobbiamo assolutamente sottovalutare l’importanza che ancora (e spero per tanto tempo) rivestono la capacità, la preparazione e la competenza di chi deve poi analizzare i dati di uscita dei codici computazionali e in base a quelli prendere adeguate decisioni. Paragonerei questi importantissimi strumenti a una automobile di formula una: prestante, potentissima, bellissima! Ma se alla partenza le gomme non trovano una solida reazione nell’asfalto (che è rappresentato dalla cultura di base: matematica, fisica, chimica ecc) a nulla valgono i cavalli, anzi il fondo sdrucciolevole (rappresentato dalla superficialità, dalla presunzione, dall’ignoranza ecc.) la porta in testa-coda. Ma voi cari lettori cosa ne pensate?

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