Corsi e ricorsi delle tecnologie

Il filosofo napoletano Giambattista Vico, vissuto a cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, elaborò la nota «teoria dei corsi e dei ricorsi storici». In sintesi era convinto che la storia fosse caratterizzata dal continuo e incessante ripetersi di tre cicli distinti: l’età primitiva e divina, l’età poetica ed eroica, l’età civile e veramente umana. In altre parole il Vico sosteneva che alcuni avvenimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; e ciò avviene non per puro caso ma in base a un preciso programma della divina provvidenza. Qualcosa di analogo può essere visto anche nella tecnologia: metodologie di produzione usate tempo fa, successivamente scomparse (o quasi), che all’improvviso ricompaio più vigorose di prima. Il motivo è spesso anche legato a situazioni contingenti, quali altre tecnologie che evolvendosi hanno reso possibili soluzioni prima irrealizzabili. Possiamo trovare esempi nel campo energetico. L’eolica era fino al XVIII secolo (con l’idrica) la maggior fonte di energia non animale fornita per le lavorazioni. Rispetto alla idrica aveva l’indubbio vantaggio di essere utilizzabile ovunque e non solo vicino a corsi d’acqua. Il considerevole svantaggio era la sua aleatorietà (…qual piuma al vento…) e l’impossibilità di accumularla. L’avvento della macchina a vapore l’aveva praticamente annullata. Era poco efficace (al contrario dell’idrica) anche per la produzione di energia elettrica. Infatti non era possibile ottenere, con elevati rendimenti e per un elevato range di velocità del vento, una velocità di rotazione predefinita, necessaria per poter ottenere energia elettrica a una determinata frequenza (quella di rete) e quindi immetterla nella stessa. Oggi l’eolica rappresenta una delle forme di energia rinnovabili più promettente. Cosa è successo? Semplicemente si sono resi disponibili apparati elettronici (gli inverter) in grado di fornire energia elettrica alternata alla frequenza di rete partendo da energia elettrica a frequenza qualsiasi. Non essendoci più la necessità di una velocità di rotazione predefinita i rendimenti e il range di lavoro (quindi l’energia ottenibile) sono notevolmente aumentati e adesso le pale eoliche (nel bene o nel male) fanno parte del paesaggio. Non mancano esempi nel campo automobilistico, basti pensare che all’inizio del secolo scorso vi erano già studi per utilizzare auto elettriche, addirittura erano state realizzate colonnine per il loro «rifornimento». Anche in questo caso dimenticate e poi recentemente tornate in auge. Nelle lavorazioni della lamiera cito due esempi. Nei secoli scorsi la deformazione delle lamiere avveniva sostanzialmente plasmandola, spesso su un modello, mediante deformazioni successive utilizzando attrezzi simili a piccoli martelli, tecnologia dimenticata con l’introduzione dello stampaggio tra stampi chiusi. Recentemente tale tecnica ha ripreso piede con la deformazione incrementale concettualmente molto simile. Infine per quanto riguarda l’idroformatura possiamo constatare che dopo il suo grande sviluppo negli anni ‘90, vi è stato un momento di stasi nel primo decennio del secolo dovuto, tra l’altro, alla grande attenzione rivolta all’impiego degli acciai alto resistenziale che, come noto, sono poco deformabili a freddo e quindi normalmente impiegati dopo stampaggio e saldatura. Per motivi di sicurezza (principalmente inerenti la facilità di soccorso dopo un incidente, in particolare la necessità di dove tagliare parti di lamiera, operazione molto difficile su acciai altoresistenziali), la Ford sta ora valutando l’impiego di una struttura tubolare idroformata. (nel presente numero della rivista vi è un esaustivo articolo al riguardo). Inoltre l’impiego del taglio LASER ha aperto nuovi e promettenti orizzonti a questa tecnica. Concludo sottolineando l’importanza di prestare estrema attenzione non solo all’innovazione in atto nel settore di nostra competenza, ma di osservare lo sviluppo tecnologico a trecentosessanta gradi con il più profondo orizzonte possibile. Capita che innovazioni in un settore apparentemente diverso dal nostro possano avere importanti e positive ripercussione anche nelle lavorazioni a noi care. Si può pensare di applicarle a metodologie di produzione abbandonate che possono tornare in auge proprio grazie alle nuove opportunità oggi presenti.

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