“Cucire la lamiera”

Come già scritto in precedenti editoriali ritengo particolarmente calzante l’analogia tra le lavorazioni della lamiera e l’attività di sartoria, detta anche di “taglio e cucito”. Le modalità per “cucire” la lamiera sono molteplici: bullonatura, rivettatura, incollaggio, saldatura. Tra tutte quest’ultima è sicuramente la più datata, dalla sua origine, che si perde nella notte dei tempi, progressi ne sono stati fatti moltissimi.

Giancarlo Maccarini, Direttore Tecnico di “Lamiera”

Se fino a qualche decennio fa era considerata un punto debole dell’intero processo produttivo, oggi grazie alla maggiore affidabilità della lavorazione l’atteggiamento nei suoi confronti è radicalmente cambiato. Non posso dimenticare un film degli anni ’70 “Sindrome cinese” nel quale si narrava di una problema ad una centrale nucleare che avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche (la “Sindrome cinese” appunto con il nucleo fuso di un reattore che trapassava tutta la terra dagli USA alla Cina!). Ebbene la causa di tutto era una saldatura realizzata male e non controllata (o meglio non radiografata). Ma cosa sta bollendo in pentola nel settore? Nel proseguo della rivista troverete uno speciale dedicato, io mi limito a poche considerazioni. Innanzitutto le problematiche e le opportunità non sono (e come potrebbero esserlo) diverse da quelle di tutto il settore industriale italiano: vi è una profonda crisi strutturale aggiunta a gravi problemi finanziari (ovviamente come sempre gli istituti finanziari offrono l’ombrello solo quando c’è il sole!). L’unica azione che in qualche modo aiuta ad affrontare il terribile momento è l’export, che sostanzialmente significa: abbandonare la quantità per puntare alla qualità. Dobbiamo infatti renderci conto che siamo destinati a perdere qualsiasi competizione globale basata sul costo, possiamo vincere solo quelle il cui obiettivo finale è la qualità! Per quanto riguarda gli sviluppi e le innovazioni future gli indirizzi sono principalmente due. Da un lato un sempre e più preciso controllo dei parametri di saldatura ottenuto mediante un massiccio impiego dell’elettronica che rende le macchine programmabili (anche in remoto) e quindi più flessibili e produttive.  Dall’altro vi è una notevole spinta verso una automatizzazione esasperata. Oggi, soprattutto nelle produzioni non di grande serie, la mano del saldatore è una delle componenti (spesso la principale) per eseguire una buona saldatura. Domani si possono immaginare sistemi robotizzati che con tecniche di Intelligenza Artificiale si adegueranno automaticamente ai materiali da unire seguendo, con sofisticati sensori, la linea su cui effettuare la saldatura. Infine una considerazione sulla normativa sempre in evoluzione: quest’ultima non dovrebbe essere considerata come una spada di Damocle, viceversa come un’opportunità per condividere la conoscenza. Spesso seguire una norma ci permette di raggiungere più velocemente un risultato. Infatti, come giustamente sostiene l’Ing. Scasso segretario generale del IIS, se opportunamente utilizzate “ … esse accompagnano un progetto, ne testano la bontà dal punto di vista gestionale e qualitativo, lo rendono più sicuro, affidabile, esportabile all’estero. Purtroppo, da questo punto di vista, abbiamo ancora molta strada da fare …”.  Concludendo: una cucitura ben fatta dà sicuramente lustro e pregio all’abito, così come una saldatura ben realizzata conferisce (anche esteticamente, certe saldature sembrano quasi un ricamo!) valore aggiunto al prodotto. Cari lettori attendo vostre considerazioni.

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