Dal transistor alla lamiera

Ho avuto l’opportunità di visitare a Stoccolma “The Nobel Museum”. Si tratta di una sobria presentazione di tutti i vincitori del prestigioso riconoscimento assegnato nelle varie discipline. Particolarmente toccante la sezione dedicata ai Nobel per la Pace con un excursus multimediale sulle atrocità di cui l’umanità è capace di macchiarsi e su come i vincitori del premio abbiano cercato di contrastarle. Nelle sezioni  scientifiche (chimica e fisica) ho potuto ripercorrere le più importati scoperte degli ultimi 150 anni (circa). Tra tutte mi sono soffermato sulla assegnazione del 1956 ai tre scienziati: William B. Shockley, John Bardeen e Walter H. Brattain per i loro studi sui semiconduttori e la conseguente invenzione, nel 1948, del transistor. Penso che raramente una innovazione abbia avuto una applicazione tanto immediata e vasta (basti pensare che dalla scoperta alla assegnazione del Nobel passarono solo 8 anni quando in molti casi trascorrono decenni!). Ha dato linfa vitale all’elettronica sostituendo i mastodontici tubi catodici, ha permesso lo sviluppo della automazione e la produzione di componenti elettronici dalle dimensioni “umane”, leggeri, trasportabili e poco energivori. Ha reso possibile, in pratica, la rivoluzione informatica! Un inciso: con i tubi catodici si potrebbe realizzare, in teoria, tutto quanto si fa con il transistor; la differenza è che l’hardware necessario per svolgere le stesse funzioni logiche con i circuiti integrati necessita di spazi dell’ordine dei millimetri cubi e consumi irrisori viceversa servirebbero intere stanze con consumi spropositati. Quei minuscoli frammenti di silicio “drogato” hanno rivoluzionato anche i sistemi produttivi. L’introduzione del Controllo Numerico è proprio di quegli anni e sono certo che, senza il transistor, non sarebbe stato possibile averlo oggi in tutti i siti produttivi. E i robot industriali? … anch’essi derivano da questa straordinaria invenzione. Nel settore delle presse, a cui è dedicato il presente numero della rivista, l’innovazione principale degli ultimi anni non ha riguardato tanto l’incremento delle prestazioni in termini di forza e velocità, quanto l’introduzione dell’automazione del processo. Oggi si può comodamente controllare la forza sui premi lamiera modificandone il valore in funzione della corsa, impostare funzioni di compensazione automatica del ritorno elastico, fare cicli di piegatura molto complessi. Altro aspetto fondamentale è l’asservimento delle presse con sistemi robotizzati. Visitando gli impianti industriali e/o le esposizioni resto sempre estremamente sorpreso dalla coordinazione perfetta che esiste tra la macchina e il “servitore”. In certi casi sembra che danzino all’unisono! Tutto questo non sarebbe stato possibile se nel lontano 1948 tre scienziati non avessero avuto quella grande intuizione! Tuttavia non si deve incorrere nell’errore di giudicare tante altre scoperte inutili poiché non hanno avuto una simile e immediata applicazione, … possono trascorrere anche secoli … Leonardo insegna. Altre non avranno probabilmente mai riscontro pratico ma ci aiutano a capire come funziona il micro e il macro cosmo, ad aprire così la via ad altre innovazioni. Pertanto non bisogna farsi abbagliare dall’immediato sfruttamento della ricerca applicata trascurando quella di base, in fondo forse neppure Shockley, Bardeen e Brattain erano consapevoli della portata della loro scoperta! Voi cosa ne pensate?

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