Di generazione in generazione…

Il passaggio di competenze tra vecchie e nuove generazioni è uno degli aspetti più critici delle attività aziendali. Già altre volte ho parlato della difficoltà di trasmettere il “sapere tecnico” e a quali gravi conseguenze questa mancanza può portare (per esempio autorevoli scienziati dubitano che ci siano ancora le capacità di progettare i mezzi per trasportarci di nuovo sulla luna!). Non meno importante e problematico è il tema del passaggio generazionale nella gestione organizzativa e strutturale delle aziende familiari che, come noto, rappresentano la grande maggioranza del tessuto industriale del Paese. In pratica quando i figli subentrano al padre al timone di un’impresa! Il passaggio è molto diffuso e critico, lo dimostrano alcuni dati. Circa il 60% degli imprenditori italiani ha più di sessant’anni, verosimilmente le loro aziende affronteranno nei prossimi anni un passaggio generazionale. Una percentuale significativa è restia ad abbandonare il proprio ruolo e, comunque, circa il 70% desidera lasciare l’azienda a un familiare. Inoltre crea preoccupazione il fatto che solo un terzo delle imprese sopravvive alla seconda generazione di imprenditori e solo il 15% alla terza. Tra quelle che chiudono, il 50% deve il fallimento al fatto che il business era troppo legato alla figura del fondatore. Non sempre è facile gestire questo delicato trasferimento di poteri, in cui chi lascia la plancia di comando non si deve sentire “fatto fuori” da chi subentra e quest’ultimo deve trovarsi in condizione di apportare una utile partecipazione ai processi decisionali in azienda. Proprio perché il passaggio generazionale è uno dei processi di massima criticità per le aziende italiane è spesso (per non dire sempre) opportuno il supporto di società di consulenza esperte nella realizzazione di questa particolare tipologia di progetti. Recentemente ho avuto il piacere di sentire una relazione del dr. Massimo Lodi responsabile Family Business Advisory di UBI. L’esperienza maturata negli ultimi quindici anni ha portato a elaborare un metodo di approccio, che tenga conto sia dell’esigenza dell’imprenditore “senior” che della nuova generazione di imprenditori. In pratica si tratta di individuare il migliore approccio, che porti alla soluzione più confortevole per facilitare il passaggio generazionale. In particolare si sono definite quattro aree sulle quali è opportuno focalizzare l’attenzione: identificare gli eredi, prevenire le liti, adottare nuove e più opportune regole societarie, determinare le fonti di reddito e benessere. Ne deriva che una delle attività preminenti è legata alla scelta del successore in azienda, programmando, con opportuno anticipo, la fase di passaggio delle consegne, di revisione della forma societaria, della riorganizzazione dell’assetto patrimoniale e del mantenimento dell’equità tra gli eredi. Il passaggio generazionale deve essere sviscerato in tutti i suoi aspetti e non con il solo obiettivo, come spesso purtroppo accade, di ridurre il più possibile l’esborso fiscale: questo è solo un aspetto secondario e da elaborare dopo aver conseguito gli obiettivi legati alle quattro aree individuate. Anche se normalmente non è la soluzione auspicata dall’anziano imprenditore, qualora non sia possibile individuare negli eredi figure appropriate, è meglio valutare, per il bene dell’azienda stessa, la sua cessione. Per attuare questo delicato passaggio si possono utilizzare specifici strumenti giuridici (che non è il caso di approfondire in questa sede) come il “Patto di famiglia” o il Trust. Vi sono tuttavia dei casi in cui il passaggio generazionale avviene tranquillamente e senza problemi. Parlando recentemente con un imprenditore del problema mi ha detto: “… io sono fortunato ho un figlio laureato in ingegneria e una figlia laureata in economia aziendale, vanno d’accordo, uno si occuperà delle problematiche tecniche l’altra di quelle economico gestionale …per quelle strategiche discuteranno tra loro”. Bellissimo ma… purtroppo spesso non è così. Come potete immaginare, forse anche perché l’avete vissuto di persona, la questione è tutt’altro che banale. E vista la diffusione delle imprese famigliari, la corretta gestione di questa delicatissima fase della vita aziendale avrà una rilevanza strategica sull’intero tessuto industriale italiano. Merita quindi tutte le attenzioni!

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