Eccessiva frammentazione e mercato debole: le sfide della filiera siderurgica del Centro-Sud

Da sinistra: Fernando Santonastaso, giornalista de Il Mattino; Simona Capasso, vicepresidente Federmeccanica e presidente Sezione Industria Metalmeccanica Unione Industriali Napoli; Luigi Rapullino, amministratore delegato Gruppo Rapullino; Pio De Gregorio, responsabile Industry Trends and Benchmarking Analysis UBI Banca.

Frammentazione elevata della filiera dell’acciaio del Centro-Sud e mercato che offre poche possibilità di sbocco. Su questo si è concentrata la tavola rotonda che ha chiuso il convegno “Il mercato siderurgico del Centro-Sud”, organizzato da Siderweb in collaborazione con Sideralba, che si è tenuto la scorsa settimana all’Unione Industriale Napoli.

Lo stato di salute della siderurgia del Centro-Sud

«Noi al Sud siamo autodidatti e la maestra che non c’è è il mercato – ha detto Luigi Rapullino, amministratore delegato di Sideralba -. Non abbiamo grandi industrie, dobbiamo districarci tra mille difficoltà, centinaia di artigiani e di piccoli fabbri che ci fanno sviluppare il nostro fatturato. Sarò folle – ha continuato -, ma più che incentivi e industria 4.0, dallo Stato mi aspetto che mi metta nelle condizioni di entrare nel cuore dell’economia». «Stiamo lavorando con l’Unione Industriali Napoli – ha chiuso – per far arrivare la rete ferroviaria nella zona industriale di Acerra. Significa aprire uno sbocco sul Nord Europa, sui mercati nell’Est, che oggi per questioni logistiche fatichiamo a raggiungere».

Il vero grande problema della distribuzione di acciaio nel Centro-Sud, secondo Francesco Scaramuzza, presidente di Scaramuzza spa, «è la grande confusione. Specialmente in Campania, dove è molto frammentata. E la frammentazione incide moltissimo sui margini. Ben venga un piano come industria 4.0, ma la vera sfida è arrivare ad avere una filiera più organizzata. Le imprese – ha auspicato – dovrebbero fare più sinergia per abbattere i costi».

Certo sarebbe necessario «un cambiamento culturale nelle piccole aziende, che possa portare innovazione e strumenti per competere con realtà più grandi. Ma non sempre piccolo è brutto» ha spiegato Simona Capasso, vicepresidente di Federmeccanica e presidente della Sezione Industria Metalmeccanica Unione Industriali Napoli. «Vedo aziende piccole ma ad altissimo livello di tecnologia, capaci di garantire un grado di flessibilità che le fa essere competitive».

Secondo Pio De Gregorio, responsabile Industry Trends and Benchmarking Analysis di UBI Banca, infine, sono tre i fattori che, a livello nazionale e globale, stanno influenzando l’evoluzione della filiera siderurgica: il costo dell’energia, che potrebbe variare grazie agli investimenti annunciati per il prossimo anno; le pratiche di dumping, ormai strutturali, e la sostenibilità ambientale, ad alti livelli in Europa per la prevalenza dell’elettrosiderurgia.

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