Efficienza energetica: i protagonisti del finanziamento

L’efficienza energetica è un tema più che mai attuale e molto caro alla Commissione Europea. La riduzione dei consumi energetici, la realizzazione di un mercato unico dell’energia entro il 2015 e la ricerca sono gli obiettivi da raggiungere. In questo panorama, quali sono i principali strumenti di sviluppo?

Partiamo dalla BEI, la Banca Europea degli Investimenti,creata nel 1958 con il trattato di Roma,con sede a Lussemburgo. Gli azionisti sono i 27 stati membri dell’Unione Europea, il suo scopo è di canalizzare le risorse per finanziare progetti di interesse europeo.

Nel 2012 BEI ha concesso finanziamenti per 52 miliardi di cui 45 miliardi all’interno dell’Unione Europea e 7 miliardi e mezzo fuori dall’Unione, in quelle area geografiche in cui la Commissione ha relazioni bilaterali.

Gli stati azionisti hanno sottoscritto,alla fine dello scorso anno,in previsione del triennio 2013/2015, un ulteriore aumento di capitale al fine di incrementare investimenti per 180 miliardi di euro. La BEI di solito si associa ai grandi progetti di infrastruttura, ma in realtà tende la mano anche alle piccole realtà: precisamente più di 62 mila PMI sono state finanziate con risorse dalla BEI. Tra gli obiettivi della BEI c’è infatti la politica di coesione e di convergenza, ossia l’aiuto alle aree con reddito pro capite inferiore alla media europea e il sostegno alle PMI e alle società con un massimo di 3000 addetti (Mid-Cap). Di fatto, il 42% dei finanziamenti del 2012 sono stati destinati alle piccole e medie aziende incluse le Mid-Cap. (Il prestito della BEI alle PMI è sempre filtrato da un istituto finanziario intermediario che decide in primo luogo se finanziare o meno l’azienda e, in secondo luogo, a quali rischi si può incorrere e lo spread da applicare).
Altri obiettivi futuri della BEI sono la lotta al cambiamento climatico, l’economia della conoscenza, le reti energetiche trans-europee e l’efficienza energetica.

Il punto, in vista del futuro, è che le risorse ci sono sia in Italia che in Europa, ciò che è necessario è imparare come avervi accesso e investirle in maniera razionale. Pertanto se la BEI finanzierà fino al 2015 circa sei miliardi di euro all’anno per il comparto energia, come ha dichiarato Andrea Tinagli, direttore per l’Italia dell’Istituto europeo durante il convegno “Efficienza Energetica: opportunità e strumenti per lo sviluppo”, occorre che la filiera della white-green economy acquisisca prima conoscenze e capacità per sviluppare progetti duraturi e di valore.

La SACE (Società per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero) è un altro strumento che supporta progetti di efficienza energetica. Solida realtà distribuita su tutto il territorio nazionale, oggi particolarmente orientata ai progetti di internazionalizzazione e alle PMI (i finanziamenti vengono erogati previa valutazione del bilancio dell’azienda e che la stessa sia disposta a mettere il proprio bilancio come garanzia). «Dal 2008, Sace ha offerto garanzie per 3,5 miliardi di euro, in settori di interesse strategico tra cui l’efficienza energetica – ha fatto sapere Daniela Cataudella, responsabile del comparto Energia e infrastrutture dell’organismo che fa capo alla Cassa depositi e prestiti – E stiamo studiando nuovi strumenti per favorire anche l’internazionalizzazione di questa filiera».

Affinché funzioni è indispensabile una partecipazione attiva di tutte le realtà presentate, le quali devono intervenire in un impianto normativo stabile, da cui non può prescindere il Governo che come spiega Enrico Bonacci, del Ministero dello Sviluppo Economico: «Sta lavorando ad un restyling delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficientamento energetico delle costruzioni, con nuovi criteri quali costi diversificati per le diverse tecnologie e premianti verso quelli più efficaci nel complesso, come ristrutturare un intero edificio piuttosto che le singole unità abitative».

Per concludere, le forze ci sono, i protagonisti a cui rivolgersi sono stati presentati, ciò che ora è fondamentale è organizzare la progettualità al fine di conoscere, innanzitutto, a quali risorse attingere per poi sfruttarle al meglio. L’incertezza non aiuta il finanziamento, un impianto normativo stabile e i solidi progetti sì.

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