La Turchia nell'UE? No grazie
La mia maledizione è di pensarla diversamente dagli altri! Giorni fa, ospite del Rotary di Lovere (BS) mi sono impegnato in un convegno sul tema globalizzazione-delocalizzazione. In una delle domande, poste al termine della conferenza, è emersa la questione turca. Il quesito è malizioso, in quanto è già nota la mia contrarietà all’ingresso della Turchia nello spazio comunitario, espressa addirittura un anno fa a Istanbul, in un meetiong della Confidustria Tedesca.
Le motivazioni sono semplici:
a) in un mondo globalizzato (affetto da patologie comportamentali del tipo dissonanza cognitiva e nichilismo, tipiche e ben radicate in Occidente) usualmente le persone considerano solo gli aspetti economici, dimenticandosi completamente quelli culturali;
b) la cultura è un modo di vivere, fare, esprimere e comportarsi. Gli assetti che derivano dalla concezione del mondo e della vita, indirizzano quelli economici, sociali e quindi politici;
c) il nichilismo è un assetto culturale deviato (patologia) che ruota intorno alla conflittualità come metodo d’espressione. In pratica il litigio è il sistema di relazione. Se uno contrasta l’altro allora ha un ruolo e acquista spessore, altrimenti resta “supino” e poco significativo. Non ha importanza la motivazione della contestazione, ma è il fatto in se stesso della provocazione graffiante che assolve al ruolo di garante della personalità. In un mondo di questo tipo, la figura dell’avvocato, ad esempio è la chiave di volta della professionalità, ovvero di colui che ha sempre qualcosa da dire, indipendentemente dallo qualità delle sue affermazioni che sono gradite, ma non indispensabili (vedi quante cause sono in corso). La conflittualità si manifesta soprattutto a livello privato di coppia (vedi forte incremento nelle cause di separazione) come in ambito istituzionale (vedi quotidiani)
d) la dissonanza cognitiva è un’altra patologia del comportamento in base alla quale, pur sapendo di valere “100” (poniamo come esempio un dato numerico) ci si vende nelle relazioni sociali e lavorative per “500”. Fin qui, francamente nulla di strano. I guai iniziano quando si pretende d’ottenere soddisfazioni, paga, affetto, considerazione sociale e intima non per 100 ma per 500! Ovviamente questo non può accadere con continuità, producendo malumore. Non solo, ma il prezzo da pagare per colmare il gap tra quello che si è e come ci si “vende” viene colmato da ansia, che rappresenta una sorta di tumore del comportamento, ovvero un processo degenerativo irreversibile;
e) dissonanza cognitiva e nichilismo, rappresentano il pane quotidiano nella gestione delle risorse umane, ovvero nello stabilire i livelli di produttività delle nostre imprese;
f) i turchi sono 80 milioni di persone che non hanno problemi di nichilismo o di dissonanza cognitiva, come al contrario gli europei, gli italiani e francesi in particolare. La cultura islamica è molto più definita e chiara, perché poggia su assetti religiosi laddove per gli occidentali la fede è uno degli aspetti della personalità e non certamente quello su cui viene costruita la struttura civile e sociale della società come dello Stato. La laicità dello stato turco è una formula, che non risponde alla vita quotidiana dei turchi, ma funzionale al sistema di governo.
g) praticamente la società turca è compatta intorno a dei valori di fondo, tipicamente religiosi. Questo “credere, vincere, obbedire”, che a volte identifica nell’occidentale l’infedele o peggio un “crociato”, com’è conciliabile in una società occidentale così frantumata intorno alla scuola di Francoforte, dove tutto e il suo contrario convivono?
h) per spiegarsi meglio, in Occidente non si fa in tempo a mettere il punto su una frase che sarebbe già da discutere e aggiornare. Tutto è in costante ebollizione, spesso in forme fini a se stesse. Nel mondo islamico concettualmente è tutto scritto, chiaro e definito in quanto nel 610 d.C. Allah spiego al suo profeta Maometto i valori fondamentali della vita. Come possiamo far convivere una società incerta con una dogmatica, l’incertezza con la certezza, il bianco con il nero? Che ci farebbero 80 milioni di persone sicure in un mondo di 300 europei incerti?
i) Per quanto qui espresso, immaginare la Turchia nello spazio comunitario è paragonabile a una bestemmia.
Chiunque la pensi diversamente è il benvenuto, ma il confronto deve avvenire su questi temi, senza fossilizzarsi che il televisore assemblato sul Bosforo (ad esempio) costa il 50% in meno di quanto realizzato a Sesto San Giovanni (MI). Non si può vivere contando solo quattro spiccioli, servono le idee e i concetti, la cultura e il gusto del confronto costruttivo, senza il quale tradiremmo i nostri ultimi 2000 anni di storia. A conti fatti ci restano solo quelli. Concludendo: non ci sarà mai posto per la Turchia nella UE? La risposta è semplice: perché non candidare anche il Sud Africa dove i costi di mano d’opera sono ancora più bassi?
Buon lavoro
Giovanni Carlini, sociologo economista





