La TAC per “misurare” la lamiera

TAC, noto acronimo di un esame clinico, quando pronunciato ha un suono bello, pulito quasi armonico, che “esploso” diventa “Tomografia Assiale Computerizzata” che viceversa si presenta con un certo non so che di misterioso, arcano, quasi minaccioso! Si tratta invece di un esame radiologico estremamente utile e tutto sommato poco invasivo che permette di ricostruire l’immagine molto accurata per sezioni del corpo del paziente. La metodologia è stata introdotta già negli anni ’30 dall’italiano Alessandro Vallebona quando l’immagine veniva ricostruita con tecniche proprie della geometria proiettiva. Negli anni ’70 l’impiego del computer ha semplificato notevolmente l’elaborazione delle informazioni giungendo alla TAC che oggi conosciamo e realizzando un esame molto più dettagliato e preciso e meno dannoso per il paziente delle normali radiografie. Evidentemente uno strumento in grado di “guardare” all’interno di un corpo si è reso subito interessante anche per poter eseguire dei controlli non distruttivi, oltre che sui pazienti, su particolari di produzione industriale. Dagli anni ’90 si sono quindi diffuse apparecchiature in grado di osservare l’interno di un getto permettendo di verificare l’assenza di soffiature nelle fusioni oppure la bontà delle saldature di lamiere con una nitidezza di immagine e accuratezza impensabile per le normali radiografie. L’ultimo sviluppo della tomografia computerizzata (TC) in campo industriale è stato il suo utilizzo non più solo a livello qualitativo ma anche di verifica dimensionale divenendo in pratica una macchina di misura. Il particolare da misurare viene posto in rotazione da una apposita tavola e contemporaneamente vengono effettuate migliaia di radiografie ad ognuna delle quali è associato un ben preciso angolo della tavola. Da questi dati un sofisticato SW è in grado di ottenere l’immagine tridimensionale dell’oggetto. Va sottolineato che è possibile ricostruire anche la forma delle cavità interne, grossissimo vantaggio rispetto ai sistemi di misura a contatto oppure basati sull’elaborazione dell’immagine. Abbiamo quindi come risultato finale la “matematica” del particolare (ovviamente esportabile nei più comuni formati) che può essere confrontata con il disegno 3D dello stesso per verificarne la conformità dimensionale. Oppure, impiegando normali programmi CAD, possiamo utilizzarla per effettuare delle misure sul manufatto. Ma i vantaggi non finiscono qui si possono infatti analizzare prodotti assemblati multi-materiale e materiali compositi. Da un’unica scansione è possibile effettuare sia la misura dimensionale sia il controllo non distruttivo con tempi indipendenti dalla complessità della geometria. Se abbinata a tecniche di prototipazione virtuale è facile rendersi conto come si possa ottenere una drastica riduzione dei tempi di sviluppo di nuovi prodotti. Vi sono, ovviamente, ancora delle problematiche. Innanzitutto (e non è poco!) i costi sono ancora elevati, inoltre vi sono moltissimi parametri che influenzano la qualità della misura per cui è richiesta una attenta fase di messa a punto.  Voglio inoltre sottolineare che essendo un sistema non a contatto è particolarmente idoneo per misurare oggetti molto flessibili, come quelli realizzati in lamiera, soprattutto quando presentino strutture con superfici interne non raggiungibili né dai tastatori né dalla luce. Consideriamo infine che l’accuratezza della misura, che potremmo valutare intorno al centesimo di millimetro, pur essendo ancora ben lontana da quella raggiungibile con sistemi a contatto (e in molti casi è questo un grave problema) è tuttavia sufficiente per rilevare con adeguata precisione la maggior parte dei manufatti in lamiera. Ecco un altro caso di “contaminazione” industriale, sistemi pensati per scopi completamente diverse vengono riutilizzati, spesso in modo geniale, in campi anche molto diversi tra loro. Quindi cari lettori manteniamo sempre un occhio attento a quello che succede anche in settori apparentemente molto lontani dai nostri, la soluzione a un nostro problema può trovarsi proprio lì.

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