La Terni in posa

Immagini dall’Archivio storico della Società, 1907-1965

Terni, palazzo Montani Leoni, corso C. Tacito 49

26 ottobre 2013- 6 gennaio 2014

La mostra presenta una selezione delle migliaia di immagini appartenenti al fondo fotografico dell’Archivio storico dell’azienda siderurgica fondata a Terni nel 1884 con il nome di Società degli Alti Forni, Fonderie ed Acciaierie di Terni.

Il periodo al quale risalgono le fotografie va dal 1907, anno al quale datano le prime immagini conservatesi, al 1965, quando si completò la dismissione delle produzioni non siderurgiche che erano state intraprese nel 1922 e che per buona parte del periodo preso in considerazione dalla mostra fecero della Terni una delle maggiori imprese polisettoriali del paese.

Questo delle variegate attività dell’azienda non è che uno degli aspetti documentati dalle foto esposte: molte di esse, infatti, riguardano le iniziative assunte dalla Terni nel campo dell’assistenza di fabbrica e del dopolavoro, testimoniando la particolarità del rapporto che in passato ha legato la società e le sue maestranze.

Nell’ideazione della mostra, pertanto, sono state scelte sette tematiche illustrate da altrettante serie di immagini: Gli impianti siderurgici, La produzione dell’acciaio, Le centrali idroelettriche, Le attività non siderurgiche: miniere, cementeria e stabilimenti elettrochimici, L’assistenza di fabbrica, Il dopolavoro e infine Le visite.

Nel loro insieme queste fotografie restituiscono la complessità della storia di un’industria che anzitutto è stata, e rimane, una grande realtà produttiva per la città che da quasi 130 anni la ospita.

La mostra rimarrà aperta a Palazzo Montani Leoni sino al 6 gennaio 2014, tutti i venerdì sabato e domenica dalle ore 11 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 19.

La mostra

Quelle esposte nella mostra La Terni in posa non sono che una parte – una minima parte – delle svariate decine di migliaia di immagini (si stima oltre 100.000) appartenenti al fondo fotografico dell’Archivio storico dell’industria siderurgica fondata nella città umbra nel 1884 con il nome di Società degli Alti Forni, Fonderie e Acciaierie di Terni e oggi denominata Acciai Speciali Terni. A questo straordinario patrimonio iconografico in passato hanno spesso attinto gli studiosi che si sono occupati delle vicende dell’azienda – la cui nascita ha costituito “la novità sostanziale” del piano di modernizzazione dell’economia italiana avviato alla fine dell’Ottocento; tuttavia, una sua conoscenza al di fuori degli ambienti degli specialisti è rimasta tutto sommato limitata. Di qui il taglio “generalista” dell’esposizione, che ci è parso il più rispondente all’esigenza di dare un’idea della molteplicità degli aspetti della vita della fabbrica documentati dalle fotografie, che la storiografia sempre più spesso utilizza non solo come corredi del testo scritto, ma come vere e proprie fonti, che in quanto tali vanno lette e interpretate con metodo critico.

Il periodo al quale risalgono le immagini presentate non coincide con quello dell’intera storia della Terni, ma solo con la porzione di essa, comunque densa di avvenimenti, compresa fra il 1907, quando l’azienda aveva già raggiunto i quasi cinque lustri di attività, e il 1965. Il primo termine di questo arco cronologico è stato “imposto” – per così dire – dalle circostanze: fu solo nel 1906, infatti, che la società, che in precedenza doveva avvalersi di professionisti esterni, si dotò di un gabinetto fotografico interno, ponendo le premesse per creare un archivio fotografico aziendale il cui “pezzo” più antico conservatosi data appunto al 1907, più precisamente al 24 gennaio. Il 1965, invece, è l’anno in cui si completò la dismissione, cominciata tre anni prima, di tutte le lavorazioni non siderurgiche che erano state intraprese nel 1922 e che per circa quarant’anni avevano fatto della Terni una delle maggiori imprese polisettoriali del paese.

Nel sessantennio in questione, inoltre, la Terni si è configurata come un potente fattore di cambiamento della comunità locale e sicuramente, fra tutte le fabbriche insediatesi nello stesso torno di anni nella conca ternana, è stata quella che più ha segnato «in modo indelebile gli assetti urbani e il territorio, modificando il corso di fiumi e torrenti, lo stesso paesaggio, la struttura della popolazione, i punti di polarizzazione e di snodo della vita sociale e civile». I suoi giganteschi capannoni, le sue opere per lo sfruttamento delle abbondanti risorse idriche, ma anche i molti complessi abitativi costruiti per i suoi dipendenti, hanno fatto assumere alla città e alle zone limitrofe una fisionomia del tutto diversa da quella del tranquillo borgo agricolo descritto da tanti viaggiatori del grand tour; così come le sue strutture assistenziali e ricreative si sono inserite nel processo di trasformazione della società locale, seppure nel solco di quel paternalismo industriale ottocentesco e primonovecentesco per il quale si è parlato di un modello di «fabbrica totale» e che il fascismo fece proprio, riempiendolo anche di nuovi significati ideologici. Anche di tali aspetti, che in forme e con contenuti diversi connoteranno il sistema di welfare aziendale ancora negli anni cinquanta e sessanta, le fotografie selezionate offrono testimonianze interessanti e in molti casi completamente inedite.

Nel suo insieme, perciò, la mostra si propone come un viaggio per immagini attraverso le complesse vicissitudini di un’industria che anzitutto è stata – e rimane – una grande realtà produttiva, di rilievo internazionale, ma che per la città che da 130 anni la ospita (e da cui ha mutuato il nome), e per coloro che vi hanno lavorato, ha rappresentato anche qualcos’altro. Le fotografie, così, sono state raggruppate in sette sezioni che prendono in considerazione altrettanti argomenti. È superfluo precisare che questi sono stati individuati nella consapevolezza dell’inevitabile parzialità delle scelte operate e dunque anche con l’auspicio che in futuro analoghe iniziative possano essere dedicate alle tematiche che in tale occasione non è stato possibile affrontare.

Il percorso espositivo inizia – e non poteva essere altrimenti – con gli impianti e i prodotti siderurgici. Nella sezione riguardante l’impiantistica, vengono ripercorse le trasformazioni delle tecnologie via via adottate, con l’installazione di macchinari sempre più moderni, compresi, naturalmente, il maglio da 108 tonnellate entrato in funzione nel 1887 e la pressa da 12.000 tonnellate montata nel 1935 e dalla fine del secolo scorso patrimonio di archeologia industriale e monumento della città di Terni. Una varietà di impianti che ha permesso di fabbricare le famose piastre di corazzatura per le navi da guerra della Regia Marina, alcuni manufatti considerati autentici “gioielli” della fucinatura ternana come la sfera del batiscafo Trieste progettata da Piccard o il vessel per la centrale elettronucleare del Garigliano, le non meno note condotte forzate e anche beni di largo consumo come aratri, radiatori e persino lucchetti.

Con il terzo e il quarto capitolo di questo racconto iconografico invece veniamo calati nella realtà di quella organizzazione industriale fortemente innovativa di cui nei primi anni sessanta la costituzione dell’Enel e della Terni Industrie Chimiche (alla quale sarebbe poi subentrato l’Eni) decreterà la fine. È l’organizzazione della Terni polisettoriale, che per buona parte del periodo preso in considerazione dalla mostra vide l’azienda impegnata anche nel ramo elettrochimico e minerario e soprattutto nella produzione di energia elettrica, campo nel quale la ex Saffat, nel 1922 diventata “Terni – Società per l’industria e l’elettricità”, svolse un ruolo strategico per il paese, divenendo, con gli impianti e le linee realizzati nel secondo dopoguerra, «l’unica cerniera del sistema elettrico nazionale». Dalle immagini che concernono questo complesso di attività estranee al core business originario della società, non solo si può intuire la mole degli investimenti allora fatti per costruire centrali, stazioni e sottostazioni di trasformazione, dighe, canali, gallerie e altro ancora, ma si evince pure come la Terni, anche sul piano della “presenza fisica”, sia stata un’impresa di dimensioni tutt’altro che locali, la cui espansione ha coinvolto popolazioni e luoghi diversi anch’essi interessati dagli effetti di una modernizzazione non priva di contraddizioni che ha alterato equilibri tradizionali e assetti territoriali.

Nelle fotografie delle ultime tre sezioni, stabilimenti, macchine e prodotti lasciano il posto alle persone, ma l’azienda rimane comunque la protagonista principale. Lo è anzitutto come centro propulsore di una serie di iniziative che intrecciavano quotidianità lavorativa e tempo libero dei suoi dipendenti e dei loro familiari: in un certo senso le immagini dedicate all’assistenza di fabbrica e al dopolavoro, sicuramente tra le più curiose e le più suggestive, sono anche quelle più lontane nel tempo, documentando un rapporto fra la società e le proprie maestranze ormai relegato nel passato. Anche le fotografie di alcune visite riflettono mentalità e atteggiamenti di altre epoche, rivelando, per esempio, come talvolta – specie durante il ventennio fascista – certi eventi abbiano assunto un significato che travalicava l’attività di promozione dell’azienda e delle sue produzioni; in molte di quelle visite, però, non si può non scorgere un interesse per il funzionamento e la vita di una grande impresa che davvero sembra essere senza tempo e che in anni a noi più vicini ha portato all’interno di questa storica industria un pontefice, Giovanni Paolo II, e tre presidenti della Repubblica, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi.

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