L’importanza della tracciabilità

Conoscere il proprio passato, quindi la propria storia, ha da sempre affascinato l’umanità. Gli avvenimenti venivano dapprima trasmessi in forma orale, e spesso distorti fino a diventare leggende, poi con la scrittura tutto si è tramandato in forma più fedele. Avere consapevolezza di cosa successe nei secoli scorsi e degli errori commessi ci dovrebbe insegnare ad evitarli e a correggerli (purtroppo, come ben sappiamo, non sempre è così!). Nel mondo industriale è altrettanto importante conoscere “la storia” dei prodotti, essere quindi in grado di memorizzare tutte le lavorazioni, manipolazioni, trattamenti ecc. che ogni singolo componete ha subito. Anche in questo caso dalla forma orale (si, mi sembra di ricordare che … però non so … boh) si è passati a metodologie ben più affidabili quale il sistema di tracciabilità/rintracciabilità del prodotto. Entrambi i termini si riferiscano (come riportato nelle norme UNI) alla: “capacità di ricostruire la storia e di seguire l’utilizzo di un prodotto mediante identificazioni documentate relativamente ai flussi materiali ed agli operatori di filiera”. In particolare con la tracciabilità si pone l’attenzione al processo produttivo: ad ogni fase di lavorazione vengono associate al singolo pezzo/lotto delle informazioni (tracce). La rintracciabilità è invece il processo opposto partendo dall’identificazione del prodotto/lotto si è in grado di analizzare le informazioni precedentemente memorizzate. (Spesso nel linguaggio comune il termine tracciabilità comprende le due fasi). Si garantisce in questo modo la “trasparenza” della filiera: è possibile risalire alle caratteristiche del prodotto (materia prima. parti costitutive, lotto di appartenenza, processi produttivi adottati ecc.), permettendo alle aziende di identificare le eventuali responsabilità nelle varie fasi del processo produttivo e ai clienti di ricostruire la “storia” di quanto acquistato. Inoltre in caso di problematiche relative alla sicurezza (non solo in campo alimentare ma anche aeronautico, automobilistico ecc.) si agevola il richiamo di beni già commercializzati e si permette l’identificazione ed il controllo di effetti indesiderati sulla salute pubblica e sull’ambiente. In certi settori industriali la tracciabilità è prevista per legge (nell’aeronautico, nei recipienti a pressione, nell’alimentare ecc.), in molti altri casi i vantaggi che derivano dalla conoscenza della storia dei singoli pezzi/lotti sono talmente evidenti che questa metodologia viene adottata anche se non obbligati dalla normativa. Quando si implementa un sistema di tracciabilità numerosi sono gli aspetti su cui bisogna focalizzarsi: quali informazione memorizzare, in che fase del processo, su che supporto ecc. Fra queste di sicura rilevanza è la scelta della metodologia con cui identificare il pezzo/lotto. A tal proposito vi sono numerosi sistemi di etichettatura (con codici a barre, QRcode, ecc.) e/o marcatura (LASER, a percussione, a punti ecc.). Tra tutti, negli ultimi anni, è venuto prepondemente alla ribalta il RFID (Radio Frequency Identification) cioè l’identificazione a distanza mediante radiofrequenze. Implementare un sistema di tracciabilità, magari utilizzando RFID, ha evidentemente un costo (sarebbe meglio dire, alla stregua di quanto si afferma per il sistema controllo qualità, di un investimento), ma anche grandi vantaggi. Infatti la conoscenza della storia dei nostri prodotti (oltre che nel malaugurato momento del richiamo di pezzi già sul mercato) ci potrà facilitare nel correggere i nostri errori (non come avviene nella storia umana!). Sapere con esattezza i parametri utilizzati in una certa fase del processo produttivo (una laminazione, una verniciatura, un taglio LASER ecc.) e poterli correlare con il risultato finale percepito dall’utilizzatore ci può aiutare moltissimo a migliorare.

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