Ottimismo ed entusiasmo per il nuovo anno

Il 2013 si sta per concludere. Sicuramente si è trattato di un anno difficile per il nostro Paese con una situazione economica complessa (usando un eufemismo) e con una sistema politico che sembra fare di tutto per farci fare un passo avanti … verso il baratro! Tuttavia si chiude con un lumicino di speranza. A metà novembre Moody’s, l’agenzia di rating che ci ha più e più volte bacchettato, esce con previsioni per l’Italia positive, sia per quanto riguarda la fine del 2013 sia per il 2014, ci si aspetta un ritorno alla crescita ipotizzando di fatto la fine della recessione. Spero solo che quando il presente editoriale andrà in stampa non sia stato tutto “ribaltato”. Gli economisti vengono spesso definiti: gli scienziati (in fondo c’è il premio Nobel per l’Economia) che impiegano la metà del loro tempo a fare modelli e previsioni e l’atra metà a spiegare al “popolo” perché le hanno sbagliate! Vorrei ricordare il 2013 per due episodi (che mi sono stati suggeriti per radio, compagna di viaggio in automobile mentre pensavo l’argomento sul quale incentrare l’ultimo editoriale del 2013, dall’opinionista Davide Giacalone) Uno è accaduto tanti anni fa (ricorre ai primi in dicembre il 130esimo anniversario): la prima produzione di energia elettrica a livello industriale in Europa. Non è successo in Inghilterra, Francia o Germania, ma nella nostro “Bel Paese”, infatti nel dicembre 1883 la stagione operistica della Scala venne inaugurata con il teatro illuminato, non dalle pericolose lampade a gas, ma dalle moderne lampadine. Tutto a opera dell’Ing. Colombo che tra l’altro ha il merito di essere tra i fondatori del Politecnico di Milano. Allora, almeno in questo eravamo primi in Europa (e secondi solo per un paio di anni agli Stati Uniti!). Il secondo episodio è di solo pochi giorni fa (un mesetto quando mi leggerete). Dopo 166 giorni in orbita è rientrata la missione spaziale “Volare”, la prima di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana. A bordo vi erano tre astronauti: il comandante Fyodor Yurchikhin, la collega americana Karen Nyberg e l’italiano Luca Parmitano oltre a un passeggero d’eccezione: la torcia che accenderà il braciere dei giochi olimpici invernali in programma nel febbraio 2014 a Sochi, in Russia. Al rientro gli astronauti, evidentemente esausti e con un tono muscolare che vi lascio immaginare dopo sei mesi passati in assenza di gravita, vengono letteralmente estratti dalla navicella. Il comandante esce per primo, viene trasportato a braccia su una seggiola, appare provato: saluta a stento e si rifugia sotto una coperta da cui fuoriesce solo il viso. La collega appare ancora più esausta. Da ultimo esce Luca, anche lui viene trasportato a braccia, ma dà l’impressione di potercela fare anche da solo, sorride, saluta a braccia alzate, come si suol dire “non sta più nella pelle”. E l’immagine finale è di tre seggiole su due delle quali sono sdraiati e rannicchiati sotto le coperte gli astronauti russo e statunitense mentre sulla terza sedia c’è un italiano a busto eretto che si sbraccia, con un sorriso immenso, a salutare tutto e tutti. Vorrei che questo sorriso si trasmettesse a tutti noi perché finalmente l’Italia ha portato a temine una sua missione fondamentale. Quella per cui tutte le forze del nostro paese si coordinano: il mondo politico, le imprese, la pubblica amministrazione, le forze sociali, la ricerca, l’istruzione, le organizzazioni di volontariato ecc. ecc. si uniscono e lavorano sinergicamente insieme. Quando questo succederà sono sicuro che l’immagine sarà quella di una Nazione che si sbraccia sorridente e felice senza nessun timore per il futuro. A tutti voi auguro una buona conclusione del 2013, sperando che una volta tanto gli amici economisti non debbano smentire le seppur timide previsioni positive (se devono smentire le negative, ovviamente, ben venga!).

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