Ricerca pubblica e ricerca industriale, un connubio possibile

Nei primi giorni di settembre si è svolto il XI convegno dell’AITEM (Associazione Italiana di Tecnologia Meccanica) che raggruppa numerosi studiosi italiani (accademici e industriali) di tecnologie e sistemi di lavorazione. Le lavorazioni della lamiera hanno ovviamente avuto ampio spazio di trattazione durante i lavori, segnale evidente dell’alto interesse per i temi a noi cari. I contributi riguardavano soprattutto i settori innovativi come la formatura incrementale, le microlavorazioni, la Friction Stir Welding, le lavorazioni mediante Laser ecc. Non sono state trascurate tecnologie più classiche come la semplice piegatura a “V” che, sebben più che consolidata, presenta problematiche non ancora completamente risolte soprattutto se applicata, non a un materiale metallico, ma a un composito o a un multistrato. Alcune di queste tematiche troveranno sicuramente spazio nei prossimi numeri della nostra rivista. In concomitanza con il convegno si è svolta anche l’annuale assemblea dell’AITEM che quest’anno prevedeva l’elezione del presidente e del consiglio direttivo dell’associazione. Il nuovo presidente, la Prof.ssa Elisabetta Ceretti dell’Università degli Studi di Brescia (tra l’altro direttore della rivista “Tecnologia del Filo”), nel suo primo discorso all’assemblea ha voluto rimarcare la sua forte intenzione a proseguire quanto già avviato dai precedenti Presidenti: la ricerca di un sempre maggior contatto tra i soci AITEM di provenienza accademica e quelli di provenienza industriale. Il primo concreto segnale è stata la presenza nel consiglio direttivo di una componente di provenienza industriale. Penso che questa sia la vera chiave per uno sviluppo tecnologico robusto e di successo: la cooperazione (sincera e profonda) tra il mondo della ricerca pubblica e quello dell’industria. In molti lo affermiamo ma poi quando si tratta di metterlo in pratica le cose cambiano. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla scarsa conoscenza e (in certi casi) fiducia reciproca. Il primo obiettivo da perseguire è quello di riuscire a comunicare alle imprese le competenze degli Enti di Ricerca. Anche in una realtà molto integrata con il territorio come il Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Bergamo, nella quale opero, troppo spesso quando persone provenienti dall’industria visitano i nostri laboratori commentano: «Non pensavo vi fossero tante competenze, attrezzature e strumenti!». E in molti casi si tratta di persone “amiche” che sostengono e conoscono l’Università, ma non abbastanza! D’altra parte è fondamentale che le aziende comunichino i propri problemi e le linee di ricerca di loro maggior interesse al fine di avviare collaborazioni ad ampio respiro e con i dovuti tempi. Purtroppo succede frequentemente che le aziende, dopo aver tentato invano di risolvere un problema per mesi, messe alle strette, contattano gli Enti di Ricerca all’ultimo minuto cercando una soluzione immediata. Ma come dice il proverbio «In fretta e bene raro avviene!». Sono fermamente convinto che il progresso tecnologico avvenga solo se si attua una stretta collaborazione tra il mondo industriale e quello accademico. Il successo economico della Germania e degli USA, dove questa stretta cooperazione è consolidata, ne è una testimonianza. Lasciamo da parte le puerili considerazione: «Il mondo accademico se ne sta isolato sul colle» oppure, «Le aziende non si fidano di noi e non ci contattano». Non cerchiamo il colpevole (che probabilmente non esiste!) ma vediamo di risolvere il problema, serenamente e con un po’ di fiducia reciproca. Ma voi cari lettori cosa ne pensate?

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