Si può ancora innovare?

Giancarlo Maccarini, Direttore Tecnico di “Lamiera”

La storia della tecnologia è sempre fonte di interessanti riflessioni. Per quanto riguarda il nostro settore la prima evidente considerazione è che la lamiera (intesa come un prodotto in cui una delle tre dimensioni è molto più piccola delle altre due) è vecchia come il mondo. La prima apparizione è probabilmente in forma di sottili scaglie, spesso in oro o argento, usata per sagomare gioielli. Successivamente si è passati all’uso del rame, bronzo oppure acciaio per costruire armature e ricoperture di scudi. Un millennio prima di Cristo per proteggere, in forma di nastro, le ruote in legno dei carri incrementandone enormemente la resistenza all’usura, e un paio di millenni dopo per ricoprire i primi binari in legno. Gli antichi romani utilizzavano il piombo per ottenere, mediante colata, dei fogli che venivano poi lavorati con rudimentali operazioni di curvatura e saldatura per produrre i tubi utilizzati nei loro acquedotti (c’è chi attribuisce all’intossicazione da piombo la loro decadenza!). Solo nel medioevo si trovano laminatoi degni di questo nome, tuttavia la loro affermazione e quindi la possibilità di ottenere lamiera in modo economico è da far risalire alla fine del ‘700, con la diffusione della macchina a vapore e la capacità di ottenere acciaio di buona qualità. Da allora il suo uso e i processi utilizzati per “addomesticarla” sono esplosi. Un’atra osservazione più generale (e personalmente, inquietante): nelle antiche civiltà (egizia, ellenica, romana) le stasi nell’innovazione si sono verificate sempre quando il potere, soprattutto economico, era detenuto da chi non aveva nessun interesse allo sviluppo tecnologico. Per esempio: il ricco patrizio romano, disteso nel triclinio su morbidi cuscini, che interesse aveva affinché si potesse introdurre, nei suoi latifondi, una macchina in grado di effettuare la trebbiatura del grano in automatico e ridurre la fatica degli schiavi? Nessuno. Era più interessato ad avere nuovi schiavi che non mancavano! Guarda caso la trebbiatrice apparirà durante la guerra di secessione americana proprio per sopperire alla carenza di manodopera (gli uomini erano a combattere e gli schiavi scarseggiavano!). Viceversa i più miseri non avevano né la capacità economica né, spesso, le adeguate conoscenze per effettuare innovazione. Mi chiedo: attualmente quale fase stiamo attraversando? Si dice spesso che oggigiorno l’economia si base sulla finanza. E quindi non siamo forse in un epoca in cui chi detiene un grande potere economico ha fondamentalmente poco interesse a innovare? Viceversa chi ha grande interesse allo sviluppo tecnico, diciamo in generale l’industria manifatturiera, spesso, purtroppo, non ha le forze economiche per introdurre nuove tecnologie, nuovi materiali, nuove metodologie di produzione. Come tutti sappiamo la ricerca, che poi porta all’innovazione, è un investimento e come tale all’inizio ha bisogno di grandi capitali (che poi sono solitamente ampiamente ricompensati). Ovviamente la mancanza di attenzione da parte del potere economico all’innovazione è a dir poco miope, la crisi strutturale del 2008 e gli sviluppi (direi inviluppi) successivi lo dimostrano. Ma voi cari lettori cosa ne pensate?

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here