UNI EN ISO 3834: adempimento o investimento?

UNI EN ISO 3834: adempimento o investimento? Questo è il problema! Troppo facile. Mi scuso. Non sono riuscito a resistere al richiamo del dilemma shakespeariano. Anche se l’accostamento è improprio, considerato che il nostro quesito non rappresenta in realtà un’alternativa, essendo piuttosto uno “status” delle caratteristiche nazionali nostrane (e non solo). Alcuni degli abitanti del bel Paese, infatti, guardano con interesse alle opportunità e cercano di trarne vantaggio investendo. Altri attribuiscono valore alla diligenza ordinata e si rapportano alla medesima adempiendo. Questo quadro si applica anche al mondo delle “regole”. Nel nostro caso delle norme: che possono essere percepite come espressioni della conoscenza condivisa e, pertanto, come utili strumenti organizzativi, oppure come pillole dell’ordine universale e, quindi, quali necessari riferimenti applicativi.

Ing. Mauro Scasso, Segretario Generale IIS

La norma in considerazione, l’UNI EN ISO 3834, venne pubblicata, nella prima edizione (UNI EN 729), intorno agli anni ‘90 del secolo scorso, con l’obbiettivo di costituire una linea guida volta “all’ottimizzazione e alla tenuta sotto controllo” del processo di fabbricazione mediante saldatura. L’obbiettivo è stato colto in larga misura, soprattutto con l’attuale edizione della norma (poi inclusa in diverse norme di prodotto che afferiscono a specifici settori merceologici: UNI EN 15085 per i veicoli ferroviari, UNI EN 1090 per le strutture di carpenteria, UNI EN 13445 per i componenti a pressione, UNI EN 13480 per le tubazioni industriali, ecc, ecc.); in sintesi estrema, i parametri del processo di fabbricazione mediante saldatura sono identificati e sono avanzate soluzioni per la gestione consapevole degli stessi. Per tornare al titolo di questo pezzo e al quesito relativo, anche l’utilizzo della norma UNI EN ISO 3834 può essere vissuto, dunque, come un investimento (trattandosi, in particolare, di una norma di processo) oppure come un adempimento (adottando, se va bene, un’applicazione diligente). Nel primo caso avremmo realizzato un utile, nel secondo caso avremmo dato luogo soltanto a un costo. Il conteso, oggettivamente, non aiuta. Tanto meno oggi. Il fabbricante vive, talvolta a ragione, l’implementazione di certa normativa più o meno cogente, come un tentativo, da parte di Autorità lontane oltre che di operatori privilegiati e non sempre competenti, di alleggerirlo di un margine, sempre più ridotto, faticosamente portato a casa dal mercato. E tuttavia è proprio l’impiego intelligente delle norme di processo (prioritariamente quelle attinenti i processi di fabbricazione) che può consentire la creazione di valore; visto che è nei processi che occorre realizzare “efficacia” ed “efficienza”, senza le quali restare in un mercato globalizzato è soltanto una condizione transitoria.

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