Commodities industriali verso la stabilizzazione

Nel contesto della recente settima edizione di Made in Steel il chief analyst & partner di Siderweb Achille Fornasini ha offerto alla platea stime e previsioni sull’andamento delle commodities industriali.

L’industria e il mercato della siderurgia nel mondo risentono chiaramente delle complessive performance dell’economia e per conseguenza appaiono oggi in una fase di miglioramento moderato, in linea con le previsioni di crescita – modesta in Italia – del Prodotto interno lordo. Allo stesso tempo si può osservare come le principali materie prime della filiera degli acciai stiano attraversando un momento di riposizionamento che fa seguito alla forte volatilità che ne ha caratterizzato il comportamento e i prezzi soprattutto lungo il corso del 2016. Questo è quanto è emerso in particolare dalla relazione presentata dal chief analyst & partner della bresciana Siderweb alla settima edizione di Made in Steel. Un evento, quello dedicato alla supply chain dei ferrosi, che quest’anno ha toccato livelli di partecipazione e gradimento da primato, visti gli oltre 14 mila e 700 visitatori registrati, il 15% in più rispetto all’anno scorso.

Complessivamente, secondo l’argomentazione di Fornasini, le commodities hanno raggiunto i loro massimi nel 2011; ma nelle annate successive hanno poi archiviato perdite sino al 57%. È stato il rinnovato interesse da parte degli investitori istituzionali – banche e fondi – che hanno ricominciato a inserirle nei loro panieri in un’ottica di diversificazione dalle Borse, a trainarne una risalita che sembra essersi interrotta proprio negli ultimi mesi. Si assiste adesso, nell’opinione dell’analista in capo, a un generalizzato incremento delle scorte a fronte però di fondamentali economici tali da non giustificare le aspettative per un rialzo dei prezzi. L’effetto-dollaro ha a sua volta influito sul ciclo, visto che l’apprezzamento di durata quinquennale del biglietto verde, proseguito anche in periodi di rafforzamento delle materie prime, ha sortito su queste un effetto depressivo. Esemplare è quanto accaduto al minerale di ferro (iron ore) che dall’inizio del decennio ha lasciato per strada l’80% dei suoi valori e che nel 2016 è andato consolidandosi con un recupero da 140 punti. Dopo essersi piazzato a 95 dollari per tonnellata, è stato protagonista di un nuovo tracciamento con un declino del 35%. Il suo percorso altalenante ha finito quindi per impattare «tutti i materiali-base dell’acciaio».

Salite e flessioni

Significative e sorprendenti anche le dinamiche del coking coal che dopo uno scivolone a -80% ha ripreso quota segnando due picchi, uno dei quali del 300%, nel 2016. A questo proposito Fornasini ha ricordato l’insistenza delle previsioni su una esplosione della domanda che hanno causato «una certa corsa all’accaparramento». La creazione di scorte eccessive è stata preludio di un riposizionamento (-47%) ma il saliscendi non si è arrestato, fra una ripresa a +70% e un ulteriore decremento (-33,4%). Ci si trova dunque di fronte, nel parere di Achille Fornasini, «ad anomalie destinate probabilmente a lasciare spazio a un riequilibrio». Un assestamento laterale ha riguardato nel primo trimestre di quest’anno la stessa ghisa, che nel 2016 aveva lambito i record del 2011 crescendo del 116%; e i laminati a caldo, che nel 2016 avevano riguadagnato il 100% circa e per i quali ci si aspetta ora una correzione. Nel dettaglio, secondo Fornasini questa sta già interessando le quotazioni degli Stati Uniti, mentre Europa e Italia, esaurito lo slancio dei mesi recenti (+80%) vivono «una deriva ribassista». C’è tensione anche nel panorama del rottame, che nel 2016 ha patito negatività sino al 70% nel primo semestre per poi balzare a +101% nel secondo e flettersi nuovamente (fra -35 e -37%) impedendo l’identificazione di un qualsiasi trend – rialzista o al ribasso – consolidato. Questo è quanto mostrano le quote ufficiali dei principali porti – dalla Turchia agli Stati Uniti e da Rotterdam al Mar Nero – mentre in Italia si prevedono cali modesti e movimenti laterali. Sul prodotto lungo sono state evidenziate differenze fra la tendenza al rialzo o alla lateralità del tondo e quella invece all’indebolimento messa in luce dalla vergella. Un riposizionamento laterale è pronosticato per travi e laminati mercantili i quali alla metà di maggio erano in calo dell’11-16% dopo una salita del 16-18%. Per finire, e mentre il fronte degli inossidabili dà a sua volta segnali di un possibile ri-tracciamento, il nichel fa caso a sé. La crescita del 45% dei suoi prezzi (dopo il -72% del quinquennio 2011-2016) è stata trainata dalle chiusure e blocchi delle attività minerarie in Indonesia e nelle Filippine. Una volta rientrati gli allarmi, tuttavia, il prezzo è tornato a perdere vigore, posizionandosi talora al di sotto dei costi di produzione.

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